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La marroneta


Ambiente unico, dove il lavoro umano si incontra con le forze della natura, disegnando paesaggi inconfondibili.
Le asprezze e i dirupi della montagna non intimoriscono la capacità d’adattamento dell’albero del castagno, che con le sue possenti radici abbraccia le rupi e trae alimento dal suolo. Le radure e i pianori curati offrono spazio e respiro ai giganti secolari, trasformandosi in giardini incantati dove le ombre del fogliame giocano con il sottobosco a creare atmosfere di fiaba.
Caratteristica peculiare del castagno è la capacità rigenerativa: vecchissimi alberi scapitozzati, a volte con il tronco reso cavo dal tempo o bruciato da un fulmine, mostrano verdi fronde rigogliose;
teneri alberi appena innestati si affiancano a tronchi robusti; i rigogliosi polloni che ogni anno spuntano dal pedale devono essere estirpati per canalizzare l’energia verso l’alto, ma le minuscole piantine appena nate da un marrone abbandonato vengono salvaguardate con cura perché promessa di sviluppo futuro.
La presenza umana si avverte nell'attenzione costante alla manutenzione dei luoghi, ma non meno palpabile è quella degli animali del bosco: canti d’uccelli, stridere di cicale, richiami di caprioli e cerbiatti, tracce di cervi e il rapido mostrarsi di una volpe parlano della ricchezza di vita che abita la marroneta… per non dire dei frutti del sottobosco e delle straordinarie sorprese dei funghi!

La nostra marroneta
La marroneta che costituisce il fondo agricolo de "La Fenice" è situata nel comune di Vicchio, località Uzzana-Villore: ha un’estensione di 9,5 ettari ed è attraversata da strade sterrate percorribili con mezzi agricoli o fuoristrada.
Si articola su un dislivello di 350 metri e presenta al suo interno varie tipologie di terreni: più scoscesi e segnati da dirupi e fossati che si trasformano in vie d’acqua durante le piogge, e più aperti e pianeggianti, dove è più gradevole sostare.
Le diverse aree presentano caratteristiche particolari ed assumono proprie denominazioni:
- Giuncaia, in basso, dove la marroneta si incontra con i bordi del corso d’acqua Bufaia che diventerà il Botena, dove la sera scendono ad abbeverarsi i caprioli;
- Pallereta, pianeggiante ed ariosa, ricoperta in alcuni punti da un vellutato muschio, incantevole per sdraiarsi. Un grande cervo ha lasciato nell'inverno una delle sue corna;
- Ginestreto, a confine del bosco, bordata da ginestre e rovi di more;
- la Sghemba, il grande piano degli alberi secolari dove c’era un riparo sgangherato;
- la Balza di Bambi, dove la pendenza è maggiore ed è facile vedere le tracce del passaggio dei cerbiatti;
- i Grottoni, su in alto, dove il panorama si apre e la marroneta cede il passo al faggio che avanza.
Gli alberi presenti all'interno della marroneta (circa 1.000) risalgono a vari periodi: da esemplari di vari secoli a giovani piante, alcune nate da vecchi ceppi, altre da seme.

I lavori nella marroneta
C’è chi pensa che il lavoro nella marroneta si riduca alla raccolta, quando nel mese d’ottobre il bosco si anima per la presenza delle squadre di raccoglitori. Sicuramente questo è il periodo di maggiore attività, quando dalle prime luci del giorno al tramonto il bosco vive un’animazione straordinaria; ma la caduta dei marroni non è un evento “miracoloso” e richiede costante impegno durante tutto l’anno.
Le piante hanno bisogno di cure e attenzioni continue, l’occhio vigile del marronaio (castanicoltore) deve riconoscere le caratteristiche identitarie di ogni castagno: quello più giovane che ha bisogno di una protezione dalle corna dei caprioli e quello più vecchio che chiede di essere potato, se non addirittura scapitozzato, per recuperare energia e vigore.
Al risveglio primaverile deve osservare se la chioma va ripulita da rami selvatici, che mettono le foglie prima degli altri; ma soprattutto deve individuare dove intervenire con gli innesti per introdurre nuovi esemplari che tra qualche anno potranno produrre frutti e sostituire quelli che ormai hanno finito il loro ciclo vitale, a volta dopo lunghissimi anni, a volte per un evento imprevisto come un fulmine o una malattia.
La ripresa vegetativa risveglia anche i polloni che nascono dal pedale o sul tronco e che vanno estirpati per non sottrarre linfa alla crescita dei frutti. È questo il momento in cui si crea o si consolida la relazione diretta con ogni pianta: possono essere pochi minuti o tempi più lunghi, ma mentre si strappano i “ributti” si è in rapporto diretto con quel singolo esemplare.
Il tempo dell’attesa della maturazione passa nei lavori di sistemazione del terreno di raccolta: si raccolgono eventuali residui delle potature, si “sterpa” con il decespugliatore tutto quello che è cresciuto sotto gli alberi, si ripuliscono i fossi dalle foglie e dai ricci, si rastrella quello che è rimasto dall'anno precedente e dalla sterpatura, lo si raccoglie o si brucia perché non sia d’intralcio alla raccolta.
Ci sono poi i lavori di manutenzione delle strade, che richiedono un’attività ordinaria per quanto riguarda la ripulitura e la tenuta del fondo stradale, con una particolare attenzione al fluire delle acque.
Non mancano infine le attività collaterali, che vanno dal taglio e la sistemazione della legna, alla raccolta dei frutti di bosco e dei funghi.

Il Cinipide, nemico della marroneta
Le avversità da cui i castagni devono difendersi sono numerose: il mal d’inchiostro e il cancro della corteccia sono due note infezioni fungine conosciute da tempo.
A queste, negli ultimi anni, si è aggiunta l’espansione virulenta del Cinipide galligeno, una piccola vespa originaria della Cina, che è stato individuato nei primi anni del 2000 nella zona di Cuneo. Nelle nostre marronete è arrivato intorno al 2010, provocando gravi danni e riducendo drasticamente la produzione.
Si riconoscono le piante colpite per la presenza di galle sulle foglie e sui germogli e soprattutto per l’arresto dello sviluppo.
Quelle che erano fronde cariche di foglie e di ricci si trasformano in rami coperti da radi ciuffi verdi, quando non secchi!
È frattanto iniziata la lotta biologica al Cinipide attraverso un insetto antagonista, il Torymus sinensis. Ai lanci effettuati dall'Unione dei Comuni del Mugello si sono aggiunti quelli effettuati privatamente dai castanicoltori: anche nella zona della nostra marroneta ci siamo uniti per azioni coordinate e diffuse. Nel cuneese oggi il problema appare risolto. Ci auguriamo che l’intervento tempestivo dia i suoi risultati anche da noi.

I prodotti della marroneta
Prodotti principe universalmente noti sono sicuramente marroni e derivati (marroni secchi e farina), anche se non tutti sanno che dalla fermentazione dei marroni si può ricavare un’ottima birra!
Anche i pregi e le qualità del legno di castagno sono conosciute per le differenti possibili utilizzazioni: legna da ardere, pali per uso agricolo, lamelle per cesteria, per botti, nell'edilizia e per mobili d’arredamento.
Il legno di castagno ha un aspetto estetico decisamente piacevole e, dal punto di vista pratico, dura molto a lungo, per merito dei tannini presenti. Lo si può trovare, tra l’altro, in casette di legno, portici, pensiline, box auto, gazebo e in tutte le altre strutture destinate a stare all'aria aperta: il legno di castagno, infatti, resiste senza problemi agli agenti esterni.
Diretto derivato del legno era una volta il carbone, prodotto nelle carbonaie attraverso un lento processo di combustione. Oggi non si produce più carbone, ma il potenziale di biomassa che la marroneta offre appare sempre più come una risorsa interessante per la produzione di energia da fonti rinnovabili.
Anche se non utilizzati per produrre energia gli scarti della marroneta possono essere utilizzati per fornire un ottimo compost, che risulta particolarmente indicato per le piante acidofile, così come il terriccio raccolto ai piedi dei vecchi alberi, specie se con i tronchi in decomposizione.
I fiori del castagno offrono un aroma particolare e inconfondibile al miele prodotto in marroneta, un miele di carattere, che più che come dolcificante è perfetto come insaporitore o aromatizzante (da provare con il pane tostato imburrato, con la ricotta, con i formaggi stagionati!).
Per le sue caratteristiche peculiari il miele di castagno è il più indicato tra i numerosi tipi di miele in tutti i casi di cattiva circolazione del sangue, è consigliato alle persone anemiche, a chi soffre di affaticamento e di astenia e a chi si propone di riguadagnare peso.
Non possono poi essere dimenticati i funghi, che trovano nelle marronete un habitat particolarmente favorevole al loro sviluppo, in particolare dei porcini e degli ovuli buoni.
È infine una risorsa da valorizzare quella costituita dal turismo: è indubbia infatti l’attrattiva che può esercitare la conoscenza ravvicinata di uno degli ambienti più spettacolari del nostro territorio e della nostra cultura.
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